492 99. Si provarono diversi medici con rimedi diversi,
ma non se ne fece nulla; allora Francesco si recò a
Rieti, dove si diceva dimorasse uno specialista molto esperto
per la cura di quel male. A1 suo arrivo fu accolto benevolmente
e con amore da tutta la curia romana, che in quel periodo
risiedeva in quella città, ma in modo tutto particolare
lo ricevette con tanta devozione il cardinale Ugolino, vescovo
di Ostia, famoso allora per rettitudine e santità di
vita.
493 Il beato Francesco lo aveva scelto col consenso
e beneplacito del papa Onorio III, come signore e protettore
del suo Ordine, proprio perché gli era cara la beata
povertà e onorava assai la santa semplicità.
Questo prelato imitava la vita dei frati e, desideroso di
raggiungere la santità, era semplice con i semplici,
umile con gli umili, povero con i poveri. Era un frate tra
i frati, tra i minori il più piccolo e, per quanto
gli era consentito, si ingegnava a diportarsi sempre come
uno di loro nella sua vita e nei suoi costumi. Era sollecito
di dilatare ovunque l'Ordine minoritico e, d'altra parte,
la fama della sua vita santa contribuiva a diffonderlo maggiormente
anche nelle regioni più lontane. Il Signore gli aveva
donato sapienza ed eloquenza, ed egli se ne serviva per confutare
e confondere i nemici della verità e della Croce di
Cristo, ricondurre gli erranti sulla retta via, ricomporre
le liti e rinsaldare il vincolo della carità tra i
fratelli. Era nella Chiesa di Dio lampada che arde e illumina,
saetta scelta, tenuta in serbo per il momento opportuno. Quante
volte, deposte le ricche vesti e indossatene altre rozze,
lo si vedeva andarsene a piedi scalzi come un frate minore,
per portare la pace. Ogni volta che gli si presentava l'occasione,
si adoperava con ardore a ristabilire questa pace tra l'uomo
e il prossimo e tra l'uomo e Dio. Per questo il Signore lo
scelse poco tempo dopo come Pastore di tutta la sua santa
Chiesa, conferendogli autorità e potenza su tutti i
popoli.
494 100. Perché si riconoscesse che questo
avvenne per divina ispirazione e volontà di Cristo,
il beato padre Francesco lo profetizzò con le parole
e lo significò con i fatti molto tempo prima. Quando
infatti l'Ordine e religione dei frati incominciava, sostenuto
dalla grazia di Dio, a dilatarsi, a innalzare nel cielo, come
cedro del Signore, la cima dei suoi meriti, e ad estendere,
come vigna eletta, i suoi santi tralci su tutta la terra,
il beato Francesco si recò da papa Onorio III, capo
della Chiesa romana in quegli anni, supplicandolo umilmente
di concedere a lui e ai suoi frati in qualità di padre
e signore, Ugolino, vescovo di Ostia. Il Pontefice esaudì
la richiesta del Santo, e ben volentieri delegò la
sua giurisdizione sull'Ordine a Ugolino. Questi la ricevette
con umile riverenza e, come il servo fedele e prudente costituito
sopra la casa del Signore, si impegnò in tutti i modi
ad assicurare il cibo della vita a tutti coloro che erano
stati affidati alle sue cure.
495 Perciò il beato padre, da parte sua, si
studiava di essergli sempre docile e lo venerava con amore
e devozione. Poiché si lasciava condurre dallo Spirito
di Dio, di cui era ricolmo, il beato Francesco intuiva molto
tempo prima ciò che poi si sarebbe realizzato agli
occhi di tutti. Ecco perché quando gli scriveva per
cose relative all'Ordine di cui condividevano la responsabilità,
o più spesso per l'amore che gli portava in Cristo,
nelle sue lettere non si limitava mai a chiamarlo Vescovo
di Ostia e di Velletri, come usavano gli altri nei saluti
di convenienza, ma, non senza ragione, lo salutava: «Ugolino,
vescovo di tutto il mondo!». Spesso poi lo salutava
con benedizioni mai udite prima e benché gli fosse
sottomesso come figlio deferente, talvolta, per ispirazione
celeste, lo consolava con fare paterno, quasi a rafforzare
su di lui le benedizioni dei padri, fino alla venuta di colui
che è il desiderio dei colli eterni (Gen 49,26).
496 101. Il cardinale Ugolino, a sua volta, nutriva
profondo affetto per il Santo; gradiva quindi ogni sua parola
e atto, anzi spesso si rasserenava tutto al solo vederlo.
Egli stesso afferma di non aver mai avuto turbamenti d'animo
per quanto grandi, che la vista e le parole di Francesco non
bastassero ad eliminare, disperdendo le nubi dello spirito
ed ogni tristezza, e riportandovi la serenità e la
gioia. Si diportava con Francesco come il servo rispetto al
suo padrone; lo ossequiava come un apostolo di Cristo, e sovente,
inchinandosi, lo riveriva, baciandogli le mani.
497 Con devozione e sollecitudine si preoccupava
di trovare un rimedio per far ricuperare al beato padre la
sanità degli occhi, perché lo riteneva un uomo
santo e giusto e necessario e molto utile alla Chiesa di Dio.
Condivideva il timore e la preoccupazione di tutta la famiglia
dei frati per lui, e nella persona del Padre aveva pietà
dei figli. Perciò esortava il beato padre, a prendersi
cura di sé e a non ricusare i mezzi necessari, ricordandogli
che questa trascuratezza gli poteva essere imputata a peccato
piuttosto che a merito.
In spirito di umile obbedienza a questi autorevoli ammonimenti,
san Francesco decise di avere con meno scrupolo un po' di
riguardo per il suo male. Ma era ormai troppo tardi. Il male
si era tanto aggravato, che per ricavarne anche solo un piccolo
beneficio si richiedevano somma perizia medica e strazianti
rimedi. Difatti, gli si bruciarono con ferri roventi le parti
del capo credute lese, si incisero delle vene, si applicarono
impiastri, si iniettarono collirii ma senza alcun miglioramento;
anzi, l'infermità parve peggiorare sempre più.